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(LA RESPONSABILITÀ DELLA VERSIONE ITALIANA DEGLI ARTICOLI PUBBLICATI NEL BLOG DEL PROFESSOR NAVARRO È DEL TRADUTTORE, MICHELE ORINI)

Articolo di Vicenç Navarro pubblicato sulla rubrica “Dominio Público” sul quotidiano PÚBLICO, il 2/10/2014.

In questo articolo si analizza una situazione che dovrebbe essere considerata scandalosa: quella di un sistema bancario privato che sta ricevendo massicce dosi di fondi pubblici ma non sta rispondendo alle necessità del paese. Invece di offrire credito alle piccole e medie imprese ed alle famiglie, le banche private si dedicano ad attività speculative. Nell’articolo si indica che la Spagna è tra i paesi della OCDE con il più piccolo settore bancario pubblico, il quale è stato smantellato dai governi Zapatero e Rajoy.

Una delle principali cause della crisi delle banche private è l’attività speculativa delle istituzioni finanziarie, conseguenza della deregolamentazione del sistema finanziario stesso, risultato a sua volta dell’applicazione di politiche neoliberiste dei governi di Europa e Stati Uniti (ed in particolare dei paesi dell’eurozona). La paralizzazione dell’attività creditizia (ovvero il fatto che le banche hanno smesso di prestare soldi) ha contribuito enormemente alla crisi economica. Le piccole e medie imprese, che sono quelle che danno più lavoro nella maggioranza di paesi, non hanno potuto più accedere al credito. La stessa cosa è successa con le famiglie. Queste ultime sono state costrette a diminuire la domanda di prodotti e servizi, portando alla paralisi dell’economia.

Questo ha portato gli Stati, sotto consiglio di economisti prossimi alle banche, a salvare il sistema finanziario, con l’obbiettivo di riavviare l’economia. Si è utilizzata l’immagine del sistema finanziario come il sistema circolatorio del corpo economico, che permette al sangue di circolare attraverso l’organismo. Così si sono dati miliardi di euro alle banche private: secondo fonti del tribunale dei conti, nella sola Spagna tra il 2009 ed il 2012 si sono destinati 108 miliardi di euro di fondi pubblici in aiuti alle banche, ovvero il 10% del PIL del 2012. Può darsi che dire che “si siano dati” sia un po’ esagerato. Ma la banca centrale europea (BCE) ha prestato alle banche private centinaia di miliardi a interessi irrisori. Solo per quest’anno si è previsto di iniettare 400 miliardi di euro alle banche per cercare che il credito cominci a scorrere.

Ma nonostante tutto, il credito non si vede ed a dire il vero nessuno lo aspetta. Le banche hanno ricevuto i soldi e li hanno usati per altri scopi, come per esempio comprare debito pubblico a degli interessi altissimi, del 4% o 6% (nel caso della Grecia nel 2011 si è raggiunto il 13%): un business impressionante. Ora pensi Lei, solo per un attimo, di ricevere milioni di euro ad un interesse inferiore all´1% e di comprare dei buoni che le permettono di generare interessi del 4 o del 6% semplicemente schiacciando un bottone. Che ci creda o meno, questo è esattamente quello che le banche private hanno fatto in questi anni.

La domanda da farsi a questo punto è “Perché la BCE presta soldi alle banche private e non a quelle pubbliche o agli Stati, di modo che questi ultimi non debbano ricorrere alle banche private, che imponendo interessi altissimi fanno aumentare enormemente il debito pubblico?” Gli Stati della UE sono costretti a pagare interessi elevatissimi alle banche private perché non hanno nessun’altra alternativa. La BCE dice che il suo regolamento non le permette di prestare soldi agli Stati. E per rendere le cose ancora più assurde, le banche private hanno delle agenzie di valutazione del debito pubblico (ovvero della presunta viabilità degli Stati) che mentono e manipolano le valutazioni del debito di modo che a “rating” peggiori corrispondano interessi maggiori. E se si permette che questo scandalo continui è perché le banche private hanno un’enorme influenza sulla BCE (che in realtà non è altro che una lobby delle banche stesse, il cui Presidente è stato un dirigente di Goldman Sachs) e sulla Commissione Europea, una delle Commissioni più neoliberista che si siano mai viste. Le banche hanno anche un’influenza molto forte sul governo di Angela Merkel ed altri governi dello stesso orientamento neoliberista, come quello spagnolo.

Un’alternativa possibile: la banca pubblica

La situazione attuale è insostenibile. La BCE continua a “regalare” (400 miliardi di euro solo quest’anno), cioè a prestare, soldi alle banche private ad interessi bassissimi (0.05%) e nonostante tutto non si genera credito. L’alternativa esiste ed è facile da trovare: i soldi spesi dalla BCE vadano a finire in banche pubbliche, garantite dalla BCE, la quale dovrebbe porsi come obiettivo quello di generare credito. Questo è quello che succede in molti paesi, come per esempio gli Stati Uniti, la cui banca centrale, la Federal Reserve, compie questa funzione, ovvero garantisce che il credito scorra. La banca pubblica si potrebbe poi spingere oltre, e creare banche pubbliche che abbiano come base i depositi del settore pubblico. Per esempio, lo Stato del Nord Dakota, negli Stati Uniti, ha una banca pubblica nella quale lo Stato per legge investe tutti i suoi ingressi pubblici. Non è una banca di azionisti. È stata fondata nel 1919 da immigrati scandinavi, soprattutto norvegesi, che erano molto critici con il settore bancario di Wall Street, il centro finanziario degli Stati Uniti. Il suo obiettivo principale è quello di offrire e garantire il credito alle istituzioni dello Stato. E proprio per questo il Nord Dakota è l’unico Stato degli Stati Uniti a non aver avuto nessun grave problema di credito durante la crisi. Ha potuto rimanere in equilibrio fiscale (con disavanzo primario) e mantenere un tasso di disoccupazione tra i più bassi. Ed il Nord Dakota non è un’eccezione. In realtà il 40% delle banche del mondo sono pubbliche, incluse quelle dei cosiddetti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), paesi le cui economie stanno registrando buoni successi. Ed in Europa e nei paesi dell’UE esiste un esteso settore bancario pubblico, che gioca un ruolo chiave nel settore finanziario.

Gli studi dei professori Mettenheim e Andrianova hanno dimostrato che in generale i paesi che hanno un sistema bancario pubblico hanno avuto una crescita più rapida di quelli con un sistema bancario privato. E, cosa ancora più importante, che queste banche pubbliche sono state in generale meno corrotte e speculatrici di quelle private, ed hanno fatto registrare maggiori profitti. Perciò sarebbe auspicabile che la BCE si converta in una banca pubblica che presti agli Stati attraverso le banche centrali di ciascun paese, e che queste s’incarichino di offrire credito alle piccole e medie imprese. Le banche pubbliche potrebbero complementarsi con cooperative di credito, banche etiche ed altri tipi d’istituzioni finanziarie che non abbiano come obiettivo centrale l’usura. Varie esperienze a livello internazionale dimostrano che ciò sia possibile. A allora perché non si fa? Semplicemente perché le banche private oggi dominano il potere politico degli Stati. Basta considerare la reazione dei politici e dei media alla morte del più grande banchiere spagnolo, il signor Botín. La copertura mediatica e gli omaggi ricevuti sembravano essere appropriati per un Capo di Stato. Si rende conto?

Come sempre, gli scandali peggiori succedono nei paesi periferici, e specialmente in Spagna

Oggi la Spagna è tra i paesi cha hanno una delle banche pubbliche più piccole del mondo. I Governi Zapatero e Rajoy hanno distrutto il settore bancario pubblico della Spagna, che oggi ha il minor numero di banche pubbliche. Le banche private dominano un settore bancario concentrato nelle mani di 15 banche, tre delle quali Santander, BBVA e CaixaBank dominano il settore. Il settore cooperativo (cooperative di credito) è estremamente ridotto (6%), mentre in altri paesi europei quali Austria, Olanda, Francia, Italia o Svizzera raggiunge il 30%. La Germania, per inciso, è uno dei paesi con maggior spazio pubblico nel settore bancario.

E, cosa che non sorprende, le banche spagnole sono tra quelle che hanno il maggior numero di succursali in paradisi fiscali. La privatizzazione delle Casse di Risparmio si deve a ragioni che sono puramente ideologiche, dato che molte di loro, come La Caixa, erano molto efficienti e redditizie. L’eliminazione del sistema delle Casse di Risparmio, entità di risparmio collettive, si deve al dominio delle banche private sulle istituzioni dello Stato.

Ed il costosissimo salvataggio di alcune di queste casse, controllate politicamente dal Partito Popular (per un totale di 120 miliardi di euro), che ha portato alla creazione di Bankia (una delle poche banche pubbliche esistenti e che è stata salvata dall’intervento pubblico), ha significato un enorme beneficio per le banche private ed un’enorme perdita per il contribuente. E tutto non sarebbe stato necessario se si fosse mantenuta come entità pubblica, con l’obbiettivo di garantire il credito. Ma così vanno le cose qui. Spain, chiaramente, is different!

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